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Autrice: Stefania Serafini

Genere: Romance

16 Giugno 2023

Juliet ha diciassette anni ed è costretta a trasferirsi nella casa del nuovo compagno della madre, dove vive con il figlio, Alexander, un ragazzo bellissimo e dallo sguardo tormentato. Già dal primo incontro la relazione tra Juliet e Alexander è più complicata del previsto: lui è scontroso, arrogante e offensivo. Nei giorni seguenti le cose peggiorano addirittura, dato che frequentano la sua stessa scuola e Alex non si fa sfuggire occasione per prenderla in giro per i suoi risultati scolastici. Juliet ci rimane male, non capisce il motivo di tanto astio e si sfoga con le amiche, ma non dice niente al fidanzato. I brutti voti in latino e la paura di una punizione spingono Juliet a cercare di persuadere il professore in modo poco ortodosso, Alex la vede e minaccia di spifferare tutto alla madre. Juliet è furibonda, ma la resa dei conti con quel secchione dagli occhi di ghiaccio è ormai vicina… anzi è già cominciata, ed è una guerra fino all’ultimo respiro…



Ciao Readers,
Oggi sono qui per parlarvi di un libro che ho giudicato principalmente dalla copertina. È in uscita a breve grazie alla Newton Compton, e con questo caldo la prima cosa che ho notato è stato un ghiacciolo a forma di cuore sulla copertina e il titolo "Il karma dell'amore inaspettato". Così mi sono detta: "È il momento di una storia dolciosa", come prevedevano le apparenze. Dopo questa mia considerazione ho iniziato il libro di Stefania Serafini che mi ha praticamente sconvolto.
Juliet non è la classica brava ragazza: non va bene a scuola, è stronzetta e mente alla madre. Una protagonista fuori dal normale, finalmente. Nonostante questo però ha dei valori, e infatti nonostante sia fidanzata con Chuck da un anno, non intende ancora andare a letto con lui. Ha due migliori amiche, Amanda e Mini, che le stanno sempre vicino, tranne quando in giro c'è Chuck. In quel caso sembrano dileguarsi con la scusa che è antipatico. Juliet però sta per cambiare casa, lei e sua madre si trasferiscono dal compagno che a sua volta ha un figlio, Alexander. Appena conosciuto Alexander, anche se bellissimo, si dimostra scostante e maleducato. Juliet prova a girargli alla larga ma non è abituata a non piacere alle persone, quindi prova in ogni modo a fare breccia in lui. Ma il suo fratellastro è strano, è diverso da tutti gli altri ragazzi e ne ha la conferma quando lui dimostra che la sua anima ha sfumature dark. Ama il controllo e non resiste dal punirla quando non ubbidisce. La linea tra piacere e ossessione e molto sottile, riuscirà Juliet a mantenere il controllo?

"Lui ha fatto la sua mossa fredda e calcolata, mentre io, dal canto mio, dovrei allontanarmi, scappare via di corsa, fuggire dalla sua pazzia e dall’insensatezza in cui mi getta.
Dovrei nascondermi il più lontano possibile da Alexander e da tutto ciò che mi ha fatto, invece rimango qui, a immergere ancora più a fondo il naso nell’incavo del suo collo."

Juliet è un personaggio che mi è piaciuto perché è reale. La maggior parte delle protagoniste sono brave a scuole, brave figlie ecc. Ma nella realtà oltre alle brave ragazze ci sono quelle che non hanno ancora capito il loro posto nel mondo e hanno bisogno di scoprirlo sbagliando. L'unica sua certezza è Chuck, il suo fidanzato con cui sta da un anno che non le fa mai pressioni. Anche se non si sente pronta per il grande passo lui è sempre gentile e paziente. L'unica cosa che non si spiega è perché le sue migliori amiche lo evitino. Ammetto che al posto di Juliet avrei indagato, perché si capiva che nascondevano qualcosa. Alexander è un personaggio molto 
particolare, lo definirei disturbato. Purtroppo ha vissuto un'esperienza passata molto traumatica che lo ha portato alla ricerca del controllo. Proprio per questo, quando Juliet non ubbidisce, mente o scappa di nascosto, lui la punisce. La nostra protagonista passa da una storia casta e pura con Chuck a punizioni corporali per le quali, non sa perché, non prova un sentimento negativo. Anzi, spesso per attirare l'attenzione di Alexander lo spinge al limite della rabbia perché sa che solo durante le punizioni scorge un po' dei suoi sentimenti. I problemi di Alexander però non verranno spiegati bene. 

Questo è il motivo per cui ho scoperto, nel finale, che dovrò aspettare il prossimo libro per saperne di più. Ci sono cose che non sono state svelate e quando il libro all'improvviso è finito ci sono rimasta malissimo. Ho voglia di entrare nella mente di Alexander per scoprire cosa accade lì dentro. Credo che anche il padre di Alexander abbia qualcosa da nascondere ma non so bene cosa aspettarmi.
L'autrice è stata molto brava a mantenere alta l'attenzione del lettore grazie ad uno stile molto giovanile. Fa in modo che la storia non abbia momenti di pausa da far distrarre il lettore dal suo obbiettivo: capire cosa succederà.

Al momento non vedo l'ora che esca il secondo per poter mettere a tacere la mia curiosità. L'unico appunto negativo che mi sento di fare non è per il libro ma è alla copertina e al nome. Entrambi fanno pensare ad una normale storia per adolescenti quando in realtà è un tipo di amore diverso, bisogna essere amanti del genere per apprezzarlo. Appena finito di leggerlo sono andata a ricercare la cover e il titolo di quando era ancora un self (Badlands) e mi sono ritrovata completamente d'accordo con la scelta dell'autrice. Concludo segnalando questo libro agli amanti del genere, anche se a quanto pare è già molto conosciuto sui social.
Buona lettura.


Voto libro - 4 





Cari lettori, come sempre vi riserviamo bellissime sorprese, perché Stefania è stata così gentile da rispondere alle nostre curiosità. 

Ciao Stefania, grazie per aver accettato la nostra intervista! 

Ciao! Grazie per avermi invitata!



Volevo congratularmi con te per il tuo esordio, questo è il primo libro che scrivi?
Sì, Il karma dell’amore inaspettato è il primo vero romanzo che scrivo. Se però consideriamo anche le fanfiction, ne ho scritte altre tre prima di questa storia.

So che il tuo libro era prima su Wattpad, dopo quanto tempo che scrivevi lì sei stata contattata dalla Newton Compton?
Sono stata contattata dalla Newton Compton a Dicembre, quando ho autopubblicato il mio romanzo negli store digitali in formato eBook. 

Cosa ne dici nel titolo e della cover che sono stati rilasciati? 
Il titolo e la cover sono frutto di una scelta presa insieme alla casa editrice. Il titolo lo trovo originale e inerente alla storia. Ho spesso detto alle mie lettrici: "Guardate che questa non è una storia d'amore!", per non creare troppe illusioni o aspettative...però, alla fine, è innegabile che uno dei due protagonisti cominci a provare questo sentimento.

Ora parliamo del tuo libro, Juliet è una protagonista fuori dal comune. Siamo abituati a leggere di brave ragazze invece tu ci hai parlato di una ragazza che non è proprio perfetta. Il tuo intento era quello di allontanarti dal solito cliché o è così che la immaginavi?
Juliet è tutt'altro che perfetta. Volevo dipingerla come una ragazza superficiale, ingenua, infantile e a tratti insipida... Ho immaginato che questo carattere potesse scontrarsi con quello di Alexander, che invece è totalmente l'opposto. Ho pensato che da qui sarebbe scaturito un rapporto conflittuale ma allo stesso tempo interessante.

Il personaggio che mi ha colpito di più è stato Alexander, sembra che dentro di sé nasconda tanta sofferenza e si capisce che soffre molto. Avremo modo di vedere un cambiamento o il suo modo di fare rimarrà immutato?
Questa è una richiesta di spoiler :) 
Alexander è un personaggio che cambierà, sì, ma con lentezza e in una maniera quasi impercettibile. 
Se vi state chiedendo: "Alex si redimerà e giurerà amore eterno alla nostra protagonista?" 
Beh...se così fosse, il romanzo non l'avrei scritto io. Secondo me la storia del personaggio maschile che cambia per amore è un cliché fin troppo utilizzato nei romanzi, non fa per me.

Alexander è un personaggio di fantasia o è ispirato a qualcuno?
Fantasia! Anche se il suo personaggio lascia intravedere la mia passione per i vampiri :)

Dato che il finale del libro ci lascia tutti con il fiato sospeso, possiamo rassicurare i lettori che ci sarà un continuo?
Il sequel io l'ho scritto... Quello che non so dirti è se vedrà mai la luce. Lo spero vivamente però :)

Secondo te perché il tuo romanzo ha suscitato così tante reazioni positive nelle persone?
Sinceramente non lo so...probabilmente incuriosisce molto il rapporto morboso e sbagliato che si è creato tra i due protagonisti.

Dopo questa serie pensi di provare a scrivere un altro genere?
Il genere New Adult è quello che preferisco, però ammetto che mi piacerebbe scrivere un romanzo rosa con sfumature thriller.

Raccontaci qualcosa di te. Qual è il tuo libro preferito? E il tuo autore preferito?
Il mio libro preferito? Questa domanda difficilissima mi mette sempre in crisi... Un libro al quale sono molto legata èVa dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro. Per quanto riguarda gli autori che preferisco, te ne cito solo alcuni: Bukowski, Verga, J. K. Rowling e Dickens. Mi piace molto anche lo stile di John Green.

Sono molte le persone che ti hanno dimostrato affetto e dedizione, c'è qualcosa che vorresti dire a tutti loro?
Voglio ringraziarle. Tutte. Perché senza il loro supporto non avrei mai avuto il coraggio di autopubblicare il libro e di conseguenza la casa editrice non mi avrebbe mai notata. 
Quindi solo una parola, ma detta col cuore. 
Grazie.


Stefania, grazie mille per aver accontentato tutte le persone che avevano bisogno di risposte, soprattutto me. Sei stata molto disponibile e ti auguriamo tanta fortuna!
Grazie a te per avermi concesso questo spazio! A presto!





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Genere: Interviste

Autore: Julian Carron, Umberto Galimberti

Credere è un verbo dai tanti significati e dalle innumerevoli implicazioni che attengono non solo alla sfera della spiritualità ma anche a quella della psicologia e più in generale del vivere in una società civile.
Ma cosa significa credere oggi? E cosa significa non credere?
Su quali convinzioni poggiano le riflessioni di un uomo di fede o, viceversa quelle di un agnostico, di un "greco", come si definisce Umberto Galimberti?
Una delle personalità cattoliche più interessanti del panorama attuale dialoga con uno dei filosofi e psicanalisti più conosciuti in Italia sul senso profondo di questa parola.
Ne scaturisce un confronto di altissimo livello e allo stesso tempo chiaro e illuminante, ricco di suggestioni e possibili declinazioni. Ma anche un'interessantissima mappatura del pensiero spirituale occidentale, fondamentale per credenti e non credenti.

Salve lettori! Oggi vi voglio parlare di un libro diverso dalle solite letture che sono solito recensire, ovvero "Credere - Juliàn Carron in dialogo con Umberto Galimberti", un libro uscito lo scorso aprile, edito da Piemme in una nuova serie chiamata "Piemme Confronti".
Piemme Confronti è una serie di interviste/dialoghi trascritti tra due personaggi di un certo spessore su un determinato argomento che interessa l'esperienza e la saggezza umana. Questo primo libro "Credere" parla proprio di questo, della fede religiosa nello specifico.

"Una fede senza dubbio non è una fede, è un'appartenza, perché la fede deve essere incerta... se invece io sono quieto nella mia fede, allora ho bisogno semplicemente di protezione, di un'appartenenza."

Il dibattito sul credere è condotto qui da due grandissimi personaggi: Juliàn Carron e Umberto Galimberti. Juliàn Carron è un noto teologo, linguista nonché docente universitario spagnolo. È conosciuto soprattutto per il rapporto con don Giussiani. Come potete capire dalla sua descrizione, è lui a tenere alto il vessillo della fede, cristiano-cattolica.

"I riti sono fondamentali per difenderci dall'irruzione dell'irrazionale. Il rito è fondamentale anche a livello non religioso. A Milano si dice "conserva la regola e la regola ti conserverà quando l'uomo perde la ragione va fuori di testa, sono le abitudini e i rituali a tenerlo in piedi. Cosa crediamo che la psicoanalisi funzioni solo per le parole di uno psicanalista? Funziona per il rito. I riti sono essenziali, perchè consentono alla parte folle di noi di riuscire ad annunciarsi senza sconvolgerci."

Umberto Galimberti, invece , è un filosofo, accademico e psicanalista italiano. Scrive per Repubblica ed è autore di numerosissimi saggi. Nel testo si definisce non ateo, né agnostico né laico, ma "Greco", per scoprire il perché però vi consiglio di leggere il libro.

Lettori, come la maggior parte dei libri che ho amato, anche questo l'ho trovato per caso, grazie ad Instagram devo dire. Mi trovavo in un periodo di "apatia del lettore" e non sapevo proprio quale libro avrei voluto leggere, nonostante la mia TBR sia ancora lì, inviolata, a crescere sempre di più, che mi guarda dall'alto e mi sussurra un perenne "memento legi". Comunque, dopo aver visto che si trattava di poco più che 70 pagine mi sono subito convinto a dargli un'occasione. Il fatto che si trattasse di un confronto trascritto ha esercitato su di me un certo fascino e infatti questo tipo di struttura poi non mi ha deluso, tutt'altro anzi! Non vedo sinceramente l'ora che esca un nuovo volume della serie per poterlo leggere. 

“Credere” non è un libro leggero, è un libro che va letto quando si ha tempo, perché devi avere tutta la possibilità di meditare sui suoi contenuti. Le due leggende dei loro ambiti che sono Carron e Galimberti non si limitano a parlare di questioni religiose, certo il focus è sempre quello, ma spesso si spazia su più ampie questioni storiche, filosofiche, ma anche scientifiche e sociologiche. Non potrete smettere di pensare ai due punti di vista, alle metafore e alle conoscenze che trasudano da questo testo. 

"L'uomo non rinuncia volontariamente alla libertà. In questa conclusione è racchiusa la luce del nostro tempo, la luce del futuro."

“Credere” è la prova più vera che quanto Socrate diceva sul dialogo è completamente esatto e vale sempre: il dialogo, anche tra due posizioni opposte, è sempre un momento di crescita per tutti coloro che sono coinvolti.

Voto libro - 5











 

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Genere: Romance New Adult

Autore: Sarah Brandolini

15 Maggio

Damian ha ventisei anni ed è riuscito a trasformare la passione per le auto in un lavoro che lo vede calato nella tuta da meccanico di un'officina a San Francisco. Il ritorno di sua madre, ritenuta colpevole per la morte del padre, accrescerà la rabbia nel suo animo già insicuro. Summer è un'affabile studentessa all'ultimo anno del college, la quale si ritroverà a dover affrontare una confessione sconvolgente che segnerà l'epilogo della sua storica relazione.
Lei resterà sola con il suo dolore, senza amore, senza amicizie, e Damian sarà l'unico a poterla salvare, mettendo in gioco sé stesso, e scommetterà sul loro rapporto per spingerla a innamorarsi di lui. Summer vorrebbe amarlo, ne sente la necessità, ma il passato ritorna, le situazioni lasciate in sospeso porteranno scompiglio e uno dei due potrebbe essere disposto a bluffare.



Salve lettori!
Il libro di cui vi parlo oggi è il romanzo d’esordio di Sarah Brandolini: “Scommetti che ti amo?”.
Si tratta di un romance new adult i cui protagonisti sono Damian Andrews e Summer Bellini.

Damian è un ragazzo di ventisei anni che nasconde, dietro a un viso pieno di piercing e a un atteggiamento spigoloso e diffidente, un animo ferito.
È riuscito a realizzare il suo sogno di bambino lavorando come meccanico, ma ha dei conflitti irrisolti con il suo passato, cosa che lo porta a essere spesso tormentato e irascibile.
Tuttavia la sua natura dolce e sensibile emerge fin dalle prime pagine, nel modo in cui si preoccupa per la famiglia, e in particolare per la mitica nonna Rose. Sarà proprio quest’ultima a consigliargli di rivolgersi a un terapista per imparare a gestire la rabbia che cova dentro da troppo tempo, e che lo sta lentamente consumando.
Damian vive da solo con il gemello Tyler, che sembra essere il suo esatto opposto: mentre il primo è spesso di umore nero e non ha molta pazienza con il prossimo, salvo rare eccezioni, il secondo ha un carattere più solare e socievole, che lo rende immediatamente simpatico a chiunque. Il loro rapporto è qualcosa di unico, vero e divertente, in cui chiunque ha un fratello a cui è molto legato può riconoscersi.
E poi c’è Summer, una ragazza che divide il proprio tempo fra la facoltà di architettura e il lavoro da commessa. Convive con Emma, la sua migliore amica, ed è felicemente fidanzata con Will dai tempi del liceo. Ma un giorno un’inaspettata notizia stravolge il suo mondo, lasciandola con il cuore spezzato.

Una sera si ritrovano entrambi alla stessa festa sulla spiaggia, davanti a un falò. Il loro è più uno scontro che un incontro, ma l’alchimia fra i due è evidente fin da subito. La serata finisce in modo turbolento per Summer ed è proprio Damian, che non è il tipo da correre dietro alla prima bella ragazza che passa, a rincorrerla per non lasciarla sola. Ma non è il desiderio di provarci con lei a spingerlo a seguirla, quanto piuttosto l’istinto. Come se sentisse di volerle stare vicino e che rimanere insieme potrebbe essere proprio la cosa di cui hanno bisogno.
Inizia così la loro storia, tra un battibecco e un sorriso, tra segreti condivisi e baci rubati, fino a quando non decidono di fare una scommessa. Una scommessa che nasce come gioco e che diventa ben presto qualcosa di più.

Il romanzo è raccontato in prima persona, alternando i punti di vista di Summer e Damian. Quasi tutti i capitoli sono introdotti da una citazione musicale e alla fine del libro trovate un elenco di tutte le canzoni citate che costituiscono la colonna sonora della storia d’amore fra Summer e Damian.
Non è stata tanto la trama di questo romanzo a colpirmi quanto i personaggi e l’ambientazione.
La storia si svolge tra San Diego e San Francisco e in alcuni momenti sembra di essere veramente lì con i protagonisti, di passeggiare con loro lungo le strade, di mangiare un waffle per strada e correre lungo il molo insieme a loro.

Sia Summer che Damian si discostano dai personaggi stereotipati che spesso incontro leggendo storie di questo genere.
Damian è un bravo ragazzo dai modi duri con i quali cerca di proteggere il suo lato più vulnerabile, mentre Summer è dolce e testarda al tempo stesso, fa fatica a lasciarsi andare e quando lo fa è perché si fida davvero. Ma se spezzi la fiducia che ha nei tuoi confronti, poi passa molto tempo prima che riesca a perdonarti. Damian è abituato a prendere quello che capita senza farsi troppe congetture, comprese relazioni occasionali, perché non pensa di meritare di più. Summer invece mette cuore e impegno in ogni cosa che fa, ha avuto un’unica storia importante e fino a poco tempo prima era certa che sarebbe stata l’unica della sua vita.
Quello che nasce fra loro è un sentimento folle e inatteso, allo stesso tempo così giusto e perfetto da dare l’impressione che tutto quello che è successo prima fosse proprio in funzione del loro incontro. E forse è proprio così.

Famiglia, amicizia e amore sono presenti in egual misura in questa storia, perché sono le relazioni che i personaggi hanno gli uni con gli altri a influenzare le loro scelte e i loro comportamenti. Entrambi i protagonisti sono molto legati alle proprie famiglie e convivono ogni giorno con il vuoto lasciato da una perdita importante, avvenuta troppo presto.
Ma Summer e Damian hanno un modo molto diverso di convivere con il proprio dolore. Summer ha seppellito il sogno della danza, senza tuttavia riuscire ad abbandonarlo del tutto, e il suo cuore è combattuto tra la voglia di amare Damian e il bisogno di proteggersi. Damian, da parte sua, continua a farsi tormentare da un dolore che non si decide ad affrontare, e lo usa quasi come scusa per legittimare la sua convinzione di non meritare di essere felice e amato.
“Non lasciare che la paura di essere felice ti faccia perdere l’opportunità di esserlo.”

Ma se c’è una cosa che la terapia lo sta aiutando a capire è che la vita è piena di piccole gioie che bisogna essere pronti ad accogliere. E la sua storia con Summer è forse la gioia più grande che gli sia mai capitata. Proprio per questo motivo è intenzionato a non lasciarsela scappare, ma Summer non si sente ancora pronta a rimettere il cuore in gioco.
Ma quando si tratta di amore abbiamo davvero possibilità di scelta?
“Mi ha ucciso e fatto risorgere. È questo l’effetto che ha su di me.”

“Scommetti che ti amo?” è una storia d’amore fresca, passionale e intensa. Ho amato i primi momenti insieme di Summer e Damian, dal loro primo incontro al falò alla loro prima uscita ufficiale: scene che mi hanno fatto sognare e sorridere come se stessi guardando una commedia romantica.
Tra i personaggi secondari, la nonna di Damian e suo fratello Tyler sono quelli a cui mi sono maggiormente affezionata: nonna Rose per la sua personalità forte e con la risposta sempre pronta, e Tyler per i suoi continui disastri in cucina, le sue battute e le sue osservazioni non richieste. I battibecchi giornalieri fra lui e Damian sono fra le cose che ho amato di più in questo romanzo. Tyler sarebbe il protagonista perfetto per una storia tutta sua e, chi sa, forse l’autrice sta progettando proprio qualcosa a riguardo. Non mi resta che sperarlo!

È un romanzo per chi ha voglia di sognare e respirare l’aria californiana, per chi crede nel colpo di fulmine e che quando incontri un’anima affine alla tua basta poco per convincersi di non volerla lasciare più. È una storia per chi crede che l’amore possa aiutarci a far guarire le ferite più profonde nascoste dentro di noi e per chi non vuole perdere la speranza di poter ricominciare.

Voto libro - 4



Intervista a Sarah Brandolini
 
Ciao Sarah! Grazie per averci dato l’opportunità di intervistarti per il blog Il Confine dei libri. Sei pronta?
La prima domanda è la più semplice: chi è Sarah Brandolini? Quando vi siete incontrate tu e la scrittura?

SB: Sarah nasce come commessa, anche se la mia intenzione era quella di insegnare matematica o geometria descrittiva alle superiori, ma ho abbandonato gli studi dopo il diploma e mi sono dedicata al lavoro. La passione per la scrittura, come quella del disegno, ce l’ho da sempre. Da bambina scrivevo una moltitudine di diari, alle medie con delle amiche creammo una fan fiction – io ero la moglie di Keanu Reeves –, però non credevo fosse un “talento”. Nell’età dell’adolescenza ho cominciato a trasformare i pensieri in poesie e solo oggi ho riscoperto quest’altro mondo che mi affascina molto.
 
“Scommetti che ti amo?” è il tuo primo tentativo di scrittura o ci sono stati degli esperimenti precedenti? Ti va di raccontarci com’è nato il tuo romanzo?
SB: Nel mio pc c’è un libro intitolato “Solo SE”, scritto nel 2012, stampato, rilegato e regalato alla mia migliore amica. Parla di noi due, della nostra amicizia nata tra i banchi di scuola dopo il mio trasferimento in Romagna attraverso i duemila bigliettini che ci scambiavamo silenziosamente durante le ore di lezione. È molto autobiografico. Non so se riuscirei a pubblicarlo, ma sono molto tentata di editarlo. “Scommetti che ti amo?”, invece, è nato nel 2014, in un periodo un po’ particolare della mia vita. Aveva un altro titolo, un’altra trama e altri personaggi. Le uniche rimaste da allora sono Summer ed Emma. È un romanzo che ha tanto di me e posso dire che siamo cresciuti insieme.
 
La dedica all’inizio del libro parla chiaro: il romanzo non solo è dedicato al tuo grande amore, ma il tuo ragazzo porta anche lo stesso nome del protagonista. Quanto ti sei ispirata alla tua vita per scrivere questa storia? Ti va di raccontarci qualche aneddoto in comune tra la tua vita e il tuo romanzo?SB: Esatto! Damian Andrews è la versione americana di Damiano Andreotti. La dedica è un messaggio scritto da lui che custodisco con gelosia nella chat di Messanger. È stato proprio Damiano a chiedermi, appena ci siamo messi insieme, di scrivere una storia che parlasse di noi, di conseguenza il personaggio della vecchia versione è andato a farsi benedire! Il nostro amore ci ha salvati e resi forti in un momento in cui non potevamo permetterci crolli emotivi e sono grata a lui per avermi sempre supportata in questa “follia”. “La metà di una cosa sola” citata nel libro è una frase che abbiamo fatto incidere su delle placchette nel nostro viaggio a Verona. Mi disse: “Sei tu la scrittrice, pensa a una frase che vada bene per entrambi”. Quasi tutti i personaggi sono ispirati a persone che mi circondano, ma hanno anche quelle sfaccettature di me che nella vita reale non mostro perché rischierei di risultare bipolare. 
 
La storia è ambientata tra San Francisco e San Diego, e mi hanno molto colpita i dettagli che hai saputo dare nell’ambientazione. Che cosa ti ha spinto ad ambientare il tuo romanzo in California? Sei stata davvero nei posti che descrivi o hai solo saputo unire abilmente ricerca e immaginazione?SB: Porto da sempre l’America nel cuore. Non so, forse sono la reincarnazione di un’abitante degli Stati Uniti. Ho scelto la California per il clima, il mare e perché se un domani qualche produzione cinematografica volesse fare un film sul mio libro sono già pronta a partire alla volta di L.A.! Mai stata in America. Tutto quello che ho descritto è stato frutto di mesi di ricerche e giretti su Google Maps!
 
Nel tuo romanzo ci sono molte tematiche ricorrenti, in particolare quella del dolore per la perdita di qualcuno che amiamo. Entrambi i tuoi protagonisti hanno perso un membro importante della loro famiglia. Quanto pensi che abbia influito questa esperienza traumatica su di loro e com’è stato affrontare questo tema durante la stesura del romanzo?SB: Per Summer e Damian le perdite hanno segnato un solco profondo nella loro anima: lei ha lasciato andare il suo sogno, lui l’ha realizzato per sentirsi più vicino a suo padre. Non è stato molto difficile per me entrare in simbiosi con lo stato d’animo dei protagonisti dato che ho subito molte perdite nella mia vita; è stato più straziante descrivere le sensazioni, quello che provavano in determinate scene.
 
C’è un personaggio a cui sei legata più che a tutti gli altri? Raccontaci un po’ com’è nata nonna Rose, uno dei personaggi a cui mi sono affezionata di più durante la lettura. Esiste davvero o l’hai completamente inventata?SB: Da brava “mamma” devo dire che amo tutti indistintamente, anche se Tyler è il cazzone che riesce sempre a strapparmi un sorriso. Nonna Rose è inventata di sana pianta. Mi sono ispirata a Mara Maionchi come atteggiamento, ma ha il carattere burbero e tenero di mio padre.
 
Qual è la scena o il capitolo che ti è piaciuto di più scrivere? C’è stata una scena o un capitolo che invece ti ha messa in difficoltà?SB: L’ultimo capitolo è quello che a distanza di mesi mi commuove di più e che ho amato scrivere. Vuoi perché mettevo dopo anni un punto alla storia, o perché scioglie la matassa di tutta la trama. Ho avuto molte difficoltà, invece, con Cameron. Sia come personaggio – che in realtà ha anche una storia dietro, tagliata -, sia per l’influenza che ha su Damian.
  
L’amore che sboccia tra Summer e Damian è così intenso che riesce a legarli profondamente nel giro di poco tempo. Credi che la stessa cosa sia possibile anche nella realtà?SB: Io sono una fan sfegatata del colpo di fulmine. Credo che l’amore vero arrivi sempre quando meno lo si aspetta. Tra me e Damiano è successa la stessa cosa, forse anche con più rapidità. Dopo sole due ore ci siamo resi conto di appartenere l’uno all’altra. Non è impossibile provare un sentimento forte per qualcuno anche solo dopo una settimana; è solo difficile capire e accettare cosa ci sta succedendo perché l’amore fa paura a tutti.
 
Qual è il messaggio che speri arrivi alle persone che leggeranno la storia di Damian e Summer?SB: Mi piacerebbe che i lettori non perdano la speranza, la fiducia prima in sé stessi e poi nell’amore. Che una volta chiuso il libro facciano un sorriso, si asciughino una lacrima e pensino di aver trovato qualche risposta alle loro domande (troppo presuntuosa?). Siamo tutti un po’ Damian e un po’ Summer, chi più, chi meno.
 
E ora l’ultima domanda, quella più difficile per quasi ogni scrittore. Stai già lavorando a qualcosa di nuovo? Puoi anticiparci qualcosa?SB: Ovvio che sì! Sono già a metà stesura con il “seguito non seguito” di “Scommetti che ti amo?”. È passato un anno nella storia dei nostri protagonisti, ci sarà sempre una scommessa, una storia d’amore, salti nel passato ed eventi un po’ truci perché se non ci metto della tragedia non sto bene! Spero di non pubblicarlo tra altri sei anni! Ne ho anche un altro in cantiere, al quale mancano tre capitoli alla fine, la cui protagonista è un’eccentrica donna in carriera di Los Angeles (come vedi la California sarà il mio biglietto da visita!) e ho in previsione di scriverne uno con protagonista maschile, un batterista di una rock band. Vedremo!
 
Grazie per il tempo che ci hai dedicato e in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti!SB: Grazie a voi per lo spazio che mi avete dedicato!

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Genere: Narrativa Contemporanea 
Autore: Beatrice Mariani

10 Marzo 2020



Elisa e Stefano, romani, quarantenni già da un po', si svegliano ogni mattina con un solo scopo: portare avanti le proprie famiglie complicate. Si incontrano sul lavoro per caso, complici una collega in ferie e delle tabelle da compilare in fretta. Finiscono a letto senza farsi domande e soprattutto senza nessun piano per il dopo. Entrambi già feriti dalla vita, sono immersi e sommersi in una quotidianità senza respiro. Per lei: un ex marito difficile da odiare anche se ha messo incinta un'altra donna, due figli piccoli, una madre invadente che dispensa consigli non richiesti e una montagna di sensi di colpa. Per lui: una figlia adolescente tanto ribelle quanto bisognosa di affetto, un'ex moglie rancorosa e una carriera di successo e fatica nella quale dimenticare tutto quello che non va, compreso se stesso. Troppo pericoloso mescolare questi due mondi già in equilibrio precario: il rischio di esplosione è altissimo. Nel tentativo di dimenticarsi, finiscono però per avvicinarsi sempre di più. L'esistenza, si sa, ama i colpi di scena e li aspetterà al varco con tragedie inaspettate e cambiamenti repentini. Un romanzo contemporaneo che racconta di noi e delle nostre fragilità, di quanto sia difficile dare una seconda chance alla vita quando il passato pesa come un macigno. Una possibilità, forse l'unica, c'è. Ed è l'amore.




Salve Confine,
oggi vorrei tornare a parlare con voi di bei libri con l’ultimo romanzo di Beatrice Mariani, “Mentre la vita corre”, edito Sperling & Kupfer, che ringrazio per l’invio della copia digitale.

Elisa Fioretti è una donna divorziata, mamma di due ragazzini vivaci e sensibili, con una carriera importante e un ex marito perfetto e presente.
La sua vita incrocia quella di Stefano Bellini quando lui la contatta a telefono per un lavoro, la trasposizione urgente di alcuni dati su tabulati da presentare ad un convegno il giorno dopo.
Benché non rientri più nelle sue mansioni, visto che ormai è dirigente del suo ufficio, Elisa cede all’insistenza e alla disperazione dell’uomo e lo aiuta.
Da qui partono una serie di messaggi, mail e telefonate che portano ad un incontro e all’inizio di una storia tra di loro.
È una storia di poca importanza, si dicono, giusto per passare del tempo insieme, per il sesso…
Elisa non è ancora pronta ad aprire il suo cuore; il matrimonio finito a causa del tradimento del marito, e non per sua scelta, ancora le brucia e non vuole affidare la sua fiducia ad altri uomini, figuriamoci ad uno come Stefano Bellini, anche lui divorziato e che dopo la fine del suo matrimonio si è dedicato solo a fugaci avventure di corta durata.
Ma i sentimenti sono difficili da controllare e Elisa ci casca, ferendosi, quando cominciano a girare voci su Stefano e la moglie di un collega.
Per fortuna non è ancora troppo tardi per tornare a barricare il suo cuore, o almeno questo pensa lei, perché per quanto si possa fingere di ignorare l’amore, questo diventa insistente quando decide di farsi notare e diventa sempre più difficile quando anche la mancanza diventa una presenza consistente.

"Cos'è l'amore? L'aveva mai provato? Ci poteva essere spazio per qualcosa di così grande, di così importante? Non era oramai tardi?"

È il primo romanzo che leggo di questa autrice e mi sono ripromessa che andrò a recuperare anche “La ragazza inglese”, uscito sempre con Sperling & Kupfer.
Questo non perché la storia che ho letto sia magnifica, speciale, unica e quant’altro, ma perché l’autrice ci racconta una storia come un’altra, una che potrebbe essere quella di ognuno di noi, quindi reale e consistente.
Elisa è una donna delusa dall’amore della sua vita, Carlo, l’uomo perfetto con cui ha avuto due figli e che, proprio per colpa della sua perfezione, è costretto a fare la cosa giusta quando scopre di aver messo incinta un’amica di famiglia alla quale si era avvicinato per confortarla.
Lei lo ama ancora e non nasconde a se stessa che lo accoglierebbe di nuovo tra le mura di casa e nella sua vita, se solo lui decidesse di tornare.
Carlo è presente come padre e continua ad esserlo anche come figura maschile di sostentamento per Elisa, per cui per lei è difficile dimenticarlo e voltare pagina, ma, soprattutto, cercare l’amore altrove.
Quando incontra Stefano, conosce la sua reputazione, lo trova affascinante ma anche assolutamente da evitare.
Lui, però, usa quel suo fascino su di lei, una donna così risoluta e sicura di sé da intrigarlo tantissimo.
Sente il bisogno di una figura così nella sua vita, una vita che solo apparentemente è serena e semplice.
Stefano vive con la figlia adolescente ed irrequieta, che fa di tutto per dimostrare il suo disappunto per la situazione familiare complicata.
L’ex moglie di Stefano, una donna francese, opportunista, indecisa, fragile mentalmente, ha divorziato da lui per un altro uomo, costruendosi un’altra famiglia, ma non lo molla, esercita ed esige di esercitare su di lui ancora tanto ascendente e Stefano non riesce a staccarsi, ecco perché vive gli anni dopo il suo divorzio concedendosi solo avventure e nulla più.
Elisa per lui rappresenta quello di cui avrebbe bisogno per essere sereno; i comportamenti disfunzionali che ha adottato fino a quel momento però sono difficili da mettere da parte e così, quando la relazione con Elisa stava cominciando a decollare, commette un passo falso ed Elisa ci mette giusto il tempo di un respiro a tornare nel suo guscio.
Sono due adulti feriti dall’amore che, per paura di continuare a essere feriti, decidono di dimenticare che hanno diritto a quell’amore.
Sono due personaggi reali che potremmo incontrare nella vita di tutti i giorni, che potremmo essere noi stessi magari; un uomo e una donna che vivono ai margini dei sentimenti ma che amano profondamente le persone che fanno parte della loro vita.
Mi è piaciuto molto questo del romanzo, il fatto di potermi identificare con loro, ma anche con qualsiasi altro personaggio secondario della storia.
Nulla di finto o costruito per creare impatto, niente di estremo e particolare, solo persone normali e le loro vite, che sono riuscite a imprimersi nella mia mente e anche nel mio cuore in maniera profonda.
“Mentre la vita corre” è una lettura semplice, veloce, scorrevole, che racconta in terza persona la vita di molti con uno stile diretto e incisivo, senza fronzoli ma molto poetico, come può esserlo la vita di ogni essere umano.
Buona lettura!


Voto libro – 4.5








Salve e grazie per l’opportunità che ha dato a noi del Confine dei libri di porle alcune domande per conoscerla meglio e per conoscere meglio, di conseguenza, anche i suoi romanzi.

• Innanzitutto (forse la domanda è scontata ma sono curiosa) come ha cominciato a scrivere, qual è stato l’impulso che l’ha spinta a creare storie?

B.M.: La passione per la lettura e la scrittura mi accompagnano da sempre, da quando ero bambina. Scrivevo diari, mi identificavo nei personaggi dei libri, immaginavo storie fantastiche. Come quasi ogni bambina del mondo mi sono sentita Jo March di Piccole Donne, non a caso un’aspirante scrittrice. Credo di aver passato ore sognando a occhi aperti avventure nei panni di un’ipotetica figlia di Sandokan. Crescendo, il desiderio di scrivere e di immergermi in altri mondi non mi ha mai abbandonato. Ho fatto qualche tentativo giovanile, ma è servita la mezza età per trovare il tempo e il modo di rendere concreto questo progetto.

• “Mentre la vita corre” ci presenta dei personaggi che si muovono in un ambito lavorativo che lei conosce bene, come riesce a legare il suo lavoro nel campo dell’economia con gli impegni della scrittura?

B.M.: In effetti in questo romanzo ci sono spunti presi dalla quotidianità lavorativa, dinamiche e situazioni alle quali potrei assistere ogni giorno. Per tenere tutto in piedi bisogna saper conciliare, darsi delle priorità e, almeno secondo me, organizzarsi in maniera rigorosa. Alla scrittura dedico tempi e spazi precisi e prestabiliti, non quanti ne vorrei, ma quelli che so di poter ritagliare sì. Li programmo di settimana in settimana. Ci sono giornate in cui la mia creatività è a zero, ma mi ci metto lo stesso, magari finendo solo per rileggere e correggere qualche pagina. Può essere comunque utile!

•Come funziona il suo processo creativo? Da cosa parte? Per esempio, viene tenuta sveglia la notte da un personaggio che vuole venir fuori o è la trama che le viene in mentre per prima?

B.M.: Il primo passaggio è cercare di capire “cosa” voglio raccontare. Deve essere un tema che sento vicino, può essere un sentimento, una fase di vita, una dinamica che mi incuriosisce. E poi, come detto prima, cerco di costruire un processo ordinato. Sviluppo una bozza di trama, individuo i personaggi, preparo file e cartelline. Di solito all’inizio tendo ad abbondare per cui so già che nella tappa successiva dovrò ridurre e tagliare. Naturalmente poi alcune idee nascono da sole, via via che il testo prende forma e, sì, molte volte mi capita di svegliarmi all’alba e di rimanere a letto concentrata su pezzi di storia che sono spuntati da chissà dove.

• Come ho scritto nella mia recensione sul suo romanzo, mi sono ripromessa di andare a leggere anche “Una ragazza inglese” che ha una trama totalmente diversa da “Mentre la vita corre”. È una sorta di retelling di Jane Eyre di Charlotte Bronte. Come mai un retelling? E perché proprio Jane Eyre? Che legame ha con questo classico della letteratura inglese?

B.M.: Jane Eyre è stata un’altra delle mie enormi passioni dell’adolescenza. L’ho letto, riletto, ho visto tutti i film e se usciranno altri rifacimenti, ne vedrò ancora. Sono stata Jane, ho sofferto e gioito con lei, mi sono innamorata di Rochester, ho sognato di vivere nel castello dei misteri. “Una ragazza inglese” è il mio primo romanzo pubblicato, ma non è il mio primo tentativo. Ce ne erano stati altri due, rimasti nel cassetto. Forse per questo mi sono idealmente rivolta a una storia che avevo amato e che avrebbe potuto in qualche modo aiutarmi. Il capolavoro di Charlotte Brontë però è stata solo una fonte di ispirazione per la trama, ho giocato con i nomi e con alcune situazioni, ma di certo non ho mai sperato di poterlo riscrivere! “Una ragazza inglese” è una favola romantica, un libro sulla potenza del primo amore nella vita di una ragazzina ingenua, che in questo sentimento, a tratti travolgente e a tratti doloroso, troverà la forza di cambiare la propria vita e quella degli altri.

• In “Mentre la vita corre” incontriamo personaggi che io definisco “reali”, gente che potremmo addirittura conoscere, che abita la vita di tutti i giorni. Stefano ed Elisa sono due persone con una carriera importante ma con una vita sentimentale complicata, triste. Come sono nati?

B.M.: È esattamente quello che volevo raccontare, la realtà di tutti i giorni, le bellezza dei dettagli di ogni singola vita, l’eccezionalità e la potenzialità che si nasconde in ogni persona “normale”. Tutti noi siamo imperfetti ma proviamo ogni mattina ad alzarci e a funzionare, a portare avanti le nostre responsabilità, a proteggere i nostri cari, ad ingoiare dolori e amarezze. Stefano ed Elisa, pure così diversi tra loro, hanno in comune un bagaglio pesante di sofferenza e la necessità di andare avanti comunque. Questi personaggi sono nati dalla consapevolezza che quello che accade a loro può accadere a tutti, ma anche dalla speranza che la vita possa riservare sorprese per chi avrà il coraggio di coglierle.

• Sono personaggi molto complessi, forse anche più dei due protagonisti, gli ex di Stefano ed Elisa, Carlo, in particolare, mi ha incuriosito molto. Questo suo voler fare la cosa giusta anche a costo di sacrificare i suoi sentimenti l’ho visto come un modo per elevarsi, distaccarsi dai suoi genitori, ma questa sua nobiltà è sana?

B.M.: Che bella domanda, ma la risposata è difficilissima. È il dilemma che tormenta Elisa, che le impedisce di staccarsi totalmente da Carlo, il suo ex marito, perché è portata a capirlo e ad assolverlo. Ogni gesto ha conseguenze inaspettate, anche se fatto con le migliori intenzioni. Non sempre è possibile prevederle e soppesarle tutte. Carlo vuole segnare la distanza dalla freddezza dei propri genitori, ma la sua fame di riscatto affettivo si rivela incolmabile e lo porta a ferire le persone più care. La verità è che si va avanti solo cercando compromessi. Carlo è pronto a sacrificarsi fino al limite per rimediare agli errori, ma purtroppo la stabilità che trova non può funzionare per Elisa. Immagino due tessere di un puzzle, che viste da lontano sembrano completarsi, ma che da vicino non si incastrano più. Alcune lettrici si sono molto affezionate a Carlo e hanno sperato in una riconciliazione con Elisa. Intanto, però, nella vita di Elisa era entrata una nuova tessera di puzzle, sconosciuta, inattesa, ma che forse si incastrerà meglio.

• “Mentre la vita corre” è sicuramente un romanzo di seconde possibilità, che crea anche momenti di riflessione sul concetto di famiglia ai giorni nostri; i bambini in quest’ambito sono quelli che pagano pegno per tutti o sono più forti di quello che pensiamo? Ho letto del rapporto e dell’accettazione dei figli di Elisa nei confronti della piccola Matilde, e anche della figlia di Stefano con i figli della madre e la nuova famiglia francese.

B.M.: I bambini e i ragazzi sono la parte bella di noi. Rappresentano il futuro, la speranza e la fiducia. Ma sono anche già persone con sentimenti propri e purtroppo pagano il prezzo dei nostri errori. I figli presenti nel romanzo sono tutti bambini e adolescenti amati, protetti e accuditi, eppure esposti comunque a traumi e sofferenze che lasceranno un segno. I protagonisti ne sono consapevoli e cercano di proteggerli, ma è come cercare di fermare il vento, perché la vita può essere spietata. Le famiglie allargate possono essere felici o infelici, come del resto qualsiasi famiglia, di sicuro richiedono un notevole sforzo di adattamento. Questi ragazzi si rivelano indistruttibili e capaci di trovare istintivamente la strada giusta. Se posso concedermi una parentesi e tornare alla realtà, in queste settimane difficilissime che tutto il mondo sta vivendo e che verranno studiate nei libri di storia, proprio i ragazzi, pure se molto sacrificati, ci insegnano a resistere. È per loro, per i nostri figli, che dobbiamo cercare di essere ogni giorno migliori. Come madre, infatti, vorrei poter ringraziare il mondo della scuola che in questo periodo non solo non li ha abbandonati, ma sta facendo il possibile per garantire la loro crescita come persone.

• Ha in cantiere un nuovo romanzo? Se sì, può anticiparci a grandi linee quale sarà il tema trattato?

B.M.: Sto lavorando a un nuovo romanzo, la cui idea è con me già da tempo. Confesso che sto cercando di approfittare di questa clausura forzata per andare avanti. È la storia di tre giovani donne che, pur avendo caratteri e approcci alla vita molto differenti, sono legate da un’amicizia vera e profonda. Alla soglia dei trent’anni, un’età in cui oggi ci si considera ancora “ragazze”, si trovano di fronte a scelte difficili, che le portano anche a scontri, incomprensioni e fratture. È l’occasione per maturare, per diventare donne ma anche per imparare a camminare da sole, nella speranza di ritrovarsi un giorno, per chi resterà in piedi.

La ringrazio tantissimo per il suo tempo e per aver risposto alle nostre domande da lettrici appassionate e curiose, spero di poter leggere al più presto il suo prossimo romanzo. Nel frattempo in bocca al lupo!

B.M.: Grazie di cuore a voi per il tempo e l’interesse. Complimenti per il bellissimo lavoro che svolgete!


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Genere: Romance

Autore: Anna Premoli

 24 febbraio 


Viola Brunello ne ha abbastanza degli uomini. Soprattutto di quelli che pensano di poter sfruttare la sua brillante intelligenza per i propri scopi. Avvocato d’affari e con uno studio avviato da poco, Viola non vuole perdere tempo a inseguire sogni romantici che in fondo al cuore ritiene del tutto irrealizzabili. Preferisce concentrarsi sulle sfide lavorative e sulla sua famosa “lista”, quella che ha compilato in una serata dall’elevato tasso alcolico. Sebbene l’idea sia nata per caso, ben presto Viola si lascia entusiasmare dall’idea di eliminare tutti i punti della sua “bucket list”: è così che decide di buttarsi in avventure che non pensava potessero proprio fare per lei… Una cosa è certa: le sfide filerebbero più lisce se Lorenzo Vailati, uno dei partner di una società che le ha da poco affidato un incarico, non avesse scoperto a sua volta il contenuto della lista e non ne fosse rimasto intrigato. Perché Viola ne ha abbastanza degli uomini. Di tutti, ma soprattutto di quelli come Lorenzo.






Salve lettori del Confine!
Qualche tempo fa vi ho parlato di “Questo amore sarà un disastro” di Anna Premoli, nel quale l’autrice ha preannunciato l’arrivo della storia di Viola e Lorenzo, che aspetto da allora!
L’autrice e la CE Newton Compton hanno esaudito in fretta le mie preghiere pubblicando, e permettendomi di leggere, “Molto amore per nulla”, uscito il 24 febbraio.

Viola Brunello è un avvocato che ha deciso di avviare uno studio privato dopo la fine di una relazione che la stava privando della sua essenza. Proprio per questo ha deciso di averne abbastanza degli uomini, soprattutto di quelli superficiali che non vogliono altro se non approfittare della sua intelligenza, perché, Viola lo sa, non è esattamente una di quelle donne che vengono definite belle e corteggiate, ma ne è sempre andata orgogliosa, così come le è sempre andato bene che il suo stile di vita fosse considerato noioso.
Tuttavia, complice una giornata piuttosto alcolica, Viola si ritrova a stilare una “bucket list” nella quale elenca tutte le attività “folli” che non ha mai avuto il coraggio di compiere, tanto che risulta più una lista di sfide personali che una lista dei desideri.
Ad accompagnarla nelle sfide e a sostenerla ci pensano Elena e Serena (la Signora Fumagalli), con i loro aperitivi del venerdì sera.

“Anch’io voglio arrivare a ottanta e passa anni mischiando cocktail e raccontando aneddoti divertenti. Sto iniziando a sospettare che sia l’unico modo per sopravvivere sino a una tale età sani di mente.”

Ma il caso vuole che Lorenzo Vailati, uno dei partner di una società per la quale segue un caso, veda la lista e si incuriosisca al punto da voler collaborare alla realizzazione dei punti. Lorenzo ha una bellezza molto appariscente, che non ha niente a che fare con l’aspetto di Viola. Ognuno ha le sue idee, i suoi obiettivi e le sue abitudini.
Viola non tollera i belli, punta tutto sulla sua intelligenza e non vuole più avere a che fare con gli uomini. Lorenzo è bello, sa di esserlo e agisce di conseguenza.
Due mondi che si incontrano e si scontrano.

“Ecco, il dottor Vailati mi fa venire voglia di mandare giù tutto il contenuto del bicchiere senza nemmeno fermarmi a riflettere. Tenderei a non considerarlo un segno positivo.”

Chi ha letto “Questo amore sarà un disastro” conosce già i due protagonisti e, come me, ha delle idee su entrambi e delle aspettative sulla loro storia.
Devo dire che le mie aspettative sono state riposte nella storia giusta, anzi sono state decisamente superate!

Lorenzo è stato una vera e propria sorpresa, certo non lo pensavo un idiota completo, ma neanche una persona così piena di sfaccettature e di fragilità, di un’intelligenza che non ci si aspetta da una persona che ostenta la bellezza come qualità primaria.
Penso fosse proprio questo l’intento della Premoli, invertire l’ordine degli stereotipi: se Lorenzo è costretto a dimostrare le sue qualità intellettuali a dispetto di quelle estetiche, Viola è costretta a lottare con le sue abilità mentali per contrastare le scarse qualità estetiche.
Viola, infatti, è ben consapevole di non essere una reginetta di bellezza e non fa altro che esaltare la sua caratteristica scegliendo abiti del tutto fuori moda e inadatti alla sua fisicità.
L’avvocato Brunello è, in realtà, una donna così insicura che maschera tutto con abiti inadatti, occhiali dalla montatura obsoleta e una grande dose di ironia, caratteristica immancabile nei romanzi della Premoli.

“Ah, le donne ironiche. Patrimonio dell’umanità.”

Ritroviamo in questo libro Elena e Edoardo, ma soprattutto la mia preferita, la signora Fumagalli, l’ultra ottantenne che distribuisce consigli e cocktail a chi ne ha bisogno!
Ritroviamo anche Ludovico, il terzo socio, di cui speriamo di leggere presto la storia, in fondo l’autrice ha detto di avere un debole per gli “orsi brontoloni”!
La storia è narrata da entrambi i protagonisti in prima persona, caratteristica che accentua lo stile ironico dell’autrice. La lettura è scorrevole e il libro si divora.
Come sempre l’autrice aggiunge caratteristiche contemporanee legate alle condizioni lavorative italiane e alla politica del nostro Paese.
Personalmente mi sono molto rivista in Viola, nel suo pessimismo, nel suo essere sempre obiettiva, anche troppo a volte, e nella sua lista che sento un po’ anche mia.

Consiglio questo libro a chiunque abbia bisogno di una dose di autostima, di una coccola rilegata dopo una giornata faticosa o a chi semplicemente vuole passare qualche ora in compagnia di due personaggi che ne combinano di tutti i colori e fanno fare delle gran belle risate!
Alla prossima, buona lettura!

Voto libro - 5








1. La seguo più o meno dall’uscita di “L’amore non è mai una cosa semplice” (ancora sul mio “podio” personale). Lav e Seb sono entrati in me e non sono più usciti; da allora ho recuperato tutte le uscite precedenti e non ne ho persa una delle successive. Mi sono sempre chiesta come faccia a conciliare il lavoro nell’universo finanziario con quello letterario, li vive distintamente o sono “due facce della stessa medaglia”?

R: No, sono due realtà molto differenti tra di loro, che richiedono un metodo lavorativo completamente differente. Forse è questo il motivo per cui la combinazione funziona per me: mi permettono di esprimere lati opposti del mio carattere.

2. Spesso, riferendosi a se stessa, ha detto di non essere una persona romantica, com’è nata dunque l’idea di scrivere proprio d’amore?

R: Mi piace osservare le persone e mi piace ragionare su cosa possa spingere anche quelle più quadrate e razionali a comportamenti apparentemente fuori dal loro normale modo di fare. Ecco, trovo che i sentimenti siano il campo in cui questo appare maggiormente evidente e che di conseguenza si sposino bene con la mia voce narrante, piuttosto ironica e dissacrante.

3. Ha sempre scritto le sue idee, i suoi pensieri, o è una pratica sviluppata nel tempo? E quando ha pensato di pubblicare effettivamente uno dei suoi lavori, lo ha fatto subito oppure ha aspettato “la storia giusta”?

R: Ho sempre sentito l’esigenza di scrivere e analizzare, tanto che in gioventù ho riempito tonnellate di diari di riflessioni. Però, detto sinceramente, mai avrei pensato di essere in grado di scrivere un romanzo intero o che qualcuno potesse essere interessato a leggermi.

4. Nei suoi romanzi si trovano sempre personaggi anticonformisti con un’alta dose di ironia e una grande quantità di principi azzurri moderni: dove trova ispirazione per le loro storie? Esistono sul serio?

R: I principi azzurri scarseggiano, siamo d’accordo, ma è così anche per le principesse. Va detto che io ho sempre studiato e lavorato a stretto contatto con un elevato numero di uomini e che ho grande rispetto per la categoria. Ho anche tanti amici uomini, per esempio. E loro, che lo sappiano o meno, sanno essere d’ispirazione per qualche personaggio, lol.

5. In gran parte delle sue storie si trovano accenni ad eventi riguardanti la politica e l’economia del momento, più o meno celati dagli eventi e dall’ironia. Sono inserzioni nate dalla volontà di rendere più attuali le storie narrate o da quella di diffondere dati non sempre noti alla maggior parte della popolazione italiana?

R: Entrambe le cose. Io sono fortemente inserita nel contesto politico ed economico, trascorro letteralmente le mie giornate incollata ai flussi di notizie, e ogni tanto non riesco a spegnere l’interruttore. Ma ritengo anche che una commedia rosa non debba necessariamente limitarsi a raccontare favole, ma che possa invece benissimo lanciare messaggi e accendere dei fari su temi d’attualità.

6. So che è quasi impossibile scegliere un romanzo, un personaggio preferito tra tutti, perciò chiedo: con quale dei suoi protagonisti si identifica maggiormente?

R: In tutti e nessuno, nel senso che ogni mio personaggio è del tutto indipendente da quello che sono io come persona. Tuttavia, è vero anche che ognuno di loro ha qualcosa, un quid che me li rende in qualche modo riconoscibili.

7. Parliamo adesso di “Molto amore per nulla”: durante la stesura di “Questo amore sarà un disastro” aveva già una chiara idea di quello che sarebbe successo a Viola e Lorenzo? Come si è evoluta la loro storia?

R: No, non avevo idea di come avrei impostato la loro storia, solo che mi sarebbe piaciuto raccontarla. Ci ho pensato con calma dopo la stesura di “Questo amore sarà un disastro”.

8. L’idea di inserire la “bucket list” è nata da un’esigenza personale o è un espediente letterario per creare gli eventi?

R: E’ un’idea che mi affascina e per quanto io non sia il tipo da compilare una lista simile, pensare a cosa inserire in quella di Viola è stato incredibilmente divertente e a tratti quasi liberatorio. Forse ognuno di noi dovrebbe provarci anche solo per gioco.

9. A cosa è legata la scelta di raccontare le storie di personaggi maturi che per qualcuno possono aver già fatto tutte le follie concesse in una vita?

R: Quando si arriva alla soglia dei quarant’anni ci si rende in verità conto che il concetto di “maturo” è molto personale, ovvero che non ci si sente maturi affatto e che tante persone a questa età abbiano ancora tutta una vita da costruire. Quello che li rende interessanti è il loro vissuto, perché sono in un punto della loro esistenza in cui davvero non vogliono accontentarsi e sanno bene cosa vogliono e cosa non vogliono.

10. Da dov’è nata la figura della Signora Fumagalli? Penso che tutti ne vorremmo una con la quale organizzare degli aperitivi settimanali!

R: Ho una certa facilità a immaginarmi vecchiette strane e un po’ fuori di testa. Spero questo voglia dire che un giorno sarò anch’io come loro. Sento una certa affinità con la categoria.

11. Tra la fine del romanzo e i ringraziamenti accenna alla storia di Ludovico. C’è già qualcosa in cantiere o leggeremo prima di qualcun altro?

R: Non ho ancora deciso: ho lavorato sodo per far uscire così ravvicinati gli ultimi due romanzi e ora sento l’esigenza di staccare un po’. Vedremo dove mi porterà la narrazione.




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